I muri in pietra a secco, sia quelli contro-terra utilizzati per realizzare i terrazzamenti, sia quelli a doppia faccia, rappresentano il più eloquente esempio di “architettura spontanea” nel paesaggio rurale.
Questa definizione ingloba il saper fare tradizionale, l’esperienza tramandata dagli antenati, e la capacità tecnica che condensa manualità e osservazione del territorio
Questi manufatti, presenti non solo in Piemonte o in Italia (dalla Valle d’Aosta e Liguria fino alla Sicilia) ma in molte zone del mondo, meritano un approfondimento per la loro cruciale importanza nella tutela e conservazione dell’habitat naturale, nell’uso del territorio e nell’assetto idrogeologico.
Consapevoli di questo ruolo storico e ambientale, studiosi di diverse nazionalità hanno fondato l’associazione “Alleanza Mondiale per i Paesaggi Terrazzati“, che promuove azioni di studio, recupero e tutela.
Sostenibilità ed Eco-Compatibilità
I terrazzamenti con muri a secco sono universalmente riconosciuti come un sistema perfettamente sostenibile ed eco-compatibile.
Storicamente, la loro costruzione si fondava sull’utilizzo esclusivo del materiale presente in situ, senza l’aggiunta di altri elementi.
Il lavoro era svolto da operai che raggiungevano il cantiere a piedi, a volte con l’aiuto di un mulo o un asino, utilizzando un’attrezzatura essenziale.
Questo metodo non richiedeva la costruzione di strade per veicoli, non impiegava macchinari pesanti (come la betoniera) e non produceva inquinamento o scarti di lavorazione.
Ancora oggi, i pregi di questo sistema sono evidenti:
Uso Economico del Suolo
Consentono un uso esteso e vantaggioso del suolo anche su versanti acclivi, creando ripiani pianeggianti (terrazzi) destinati a colture o pascoli, utilizzando esclusivamente metodi e materiali naturali.
Controllo Idrogeologico
L’organizzazione a muri e ripiani crea un sistema in equilibrio che permette di gestire il terreno insieme al controllo idrico superficiale, riducendo significativamente il rischio di dissesto idrogeologico.
Biodiversità
I muretti arricchiscono la biodiversità, poiché offrono un habitat a diverse specie vegetali e animali (microflora e microfauna) che si insediano e colonizzano gli interstizi tra le pietre.
Vantaggi Tecnici Strutturali: Permeabilità, Flessibilità e Volano Termico
A differenza delle strutture rigide, come i muri in calcestruzzo armato, i muri in pietra a secco lavorano a gravità e offrono vantaggi tecnici cruciali, legati alla loro struttura a maglia permeabile.
Permeabilità e Drenaggio
I muri a secco sono intrinsecamente drenanti.
L’acqua piovana filtra attraverso la struttura, portando un duplice beneficio:
Per il Muro
Viene attenuata l’azione orizzontale di spinta, riducendo la pressione dell’acqua contro la ‘faccia’ interrata del muro.
Per il Terreno
L’acqua che filtra lentamente tra le pietre costituisce un bacino di scorta che cede gradualmente umidità all’apparato radicale delle coltivazioni.
Regolazione Termica (Volano Termico)
I muretti, addossati al terreno, captano e assorbono il calore solare durante il giorno e lo cedono al terreno e all’esterno durante la notte.
Agiscono come un volano termico che regola e riduce il gradiente termico tra il giorno e la notte.
Flessibilità
Un vantaggio distintivo è la flessibilità, intesa come la capacità di assorbire e compensare le lievi deformazioni, come cedimenti differenziali, piccole traslazioni o subsidenze del terreno.
Una struttura rigida e monolitica, come il calcestruzzo armato, non sarebbe in grado di gestire tali adattamenti e andrebbe incontro a fessurazioni o sbilanciamenti.
La Tecnica Costruttiva: Principi Fondamentali
La scelta del materiale influisce sull’aspetto del muro e stabilisce una relazione diretta con la geologia del sito.
Mentre le rocce magmatiche (graniti, gabbri) sono dure e richiedono maggiore maestria nella posa, le rocce metamorfiche (gneiss, micascisti) hanno piani preferenziali di spaccatura che facilitano l’ottenimento di facce piane.
Costruzione del Muro Contro-Terra
Per la costruzione si utilizza il materiale preparato in cantiere, diviso per dimensione:
- grandi per la base;
- lunghe per i collegamenti;
- scaglie per i cunei e il riempimento.
Fondazione e Pendenza
Si scava una trincea per la fondazione.
Il piano di appoggio solido deve avere una leggera inclinazione (circa 10-15%) verso il terrapieno per meglio contrastare la spinta e aumentare la resistenza al ribaltamento.
Posa e Legatura
Si utilizzano le pietre più grandi per la base.
Nei corsi successivi, i giunti tra le pietre devono essere sfalsati, ottenendo una struttura legata tridimensionalmente.
Pietre di Legatura Trasversale
Almeno ogni metro di altezza, o ogni tre corsi, è fondamentale inserire una pietra lunga trasversale che occupi tutto lo spessore del muro, collegando il paramento frontale a quello posteriore.
Scarpa e Stabilità
Il paramento frontale (esterno) è solitamente inclinato (“a scarpa”) di circa 10-15% (arretra di 10-15 cm per metro di altezza).
Ogni pietra deve appoggiare su almeno tre punti ed essere stabile.
Riempimento Drenante
Lo spazio tra il muro e il terreno a monte viene riempito con scaglie e terra leggera per favorire il drenaggio dell’acqua. L’acqua fuoriesce filtrando attraverso i giunti tra le pietre, meccanismo possibile solo in assenza di malta.
Degrado, Tutela e Interventi non Ammessi
La longevità di un muro a secco è strettamente legata alla manutenzione ordinaria.
Interventi semplici e tempestivi sono essenziali per prevenire crolli.
È cruciale:
Rimozione della Vegetazione
Estirpare tempestivamente piante e arbusti troppo vicini o all’interno del muro.
Controllo Idrico
Mantenere pulite ed efficienti le canaline e gli scoli drenanti dell’acqua.
Riposizionamento
Rimettere a posto le pietre smosse o fuoriuscite.
I fenomeni di dissesto statico, che portano a fessurazioni, spanciamenti, fuori piombo o crolli, sono spesso causati da errori esecutivi (come giunti verticali non sfalsati), dall’abbandono dell’area con crescita incontrollata di alberi e radici che dislocano le pietre, o da sovraccarichi.
Interventi Rigorosamente Non Ammessi (Tutela Paesaggistica)
Per salvaguardare il valore paesaggistico e le tradizioni costruttive, non sono ammessi interventi che snaturano la tecnica tradizionale a secco:
Non è ammesso l’impiego di materiale di diverso tipo litologico o difforme per dimensioni/aspetto rispetto alle pietre originali
Non è ammesso l’impiego di malta cementizia o altri leganti o sigillanti, poiché comprometterebbero il drenaggio e la flessibilità
Non è ammessa la costruzione di un muro in calcestruzzo armato con solo un paramento frontale in pietra a vista
Non è ammessa la sostituzione di un muro a secco con una scogliera.
Le scogliere, pur essendo drenanti, sono realizzate con grossi massi spesso estranei al contesto e movimentati meccanicamente, distanti dalla maestria artigianale del muro a secco
In caso di ripristini o ricostruzioni parziali, è obbligatorio riutilizzare le pietre provenienti dal crollo e applicare la tecnica rigorosamente a secco, ammorsando la parte nuova a quella esistente (sistema “scuci-cuci”) per garantire la legatura strutturale.
Conclusioni: La Funzione Agroecologica Strategica
I muri a secco e i terrazzamenti sono elementi fondamentali che garantiscono la resilienza degli agroecosistemi di montagna e collina.
La loro importanza in un’ottica agroecologica deriva dai vantaggi tecnici strutturali che vanno oltre la semplice funzione di contenimento del terreno.
Innanzitutto, i muri a secco contribuiscono in modo significativo al controllo idrico superficiale e alla riduzione del rischio di dissesto idrogeologico.
A differenza delle strutture rigide, i muri a secco possiedono una struttura a maglia permeabile che li rende intrinsecamente drenanti.
Questo meccanismo è cruciale per la coltivazione: l’acqua piovana filtra lentamente tra le pietre, riducendo la pressione di spinta contro il muro, ma soprattutto, l’acqua filtrata rappresenta un “bacino di scorta” che cede lentamente umidità all’apparato radicale delle coltivazioni.
Questa gestione efficiente e lenta dell’acqua è un principio chiave dell’agroecologia.
Inoltre, i muretti fungono da volano termico.
Ergendo addossati al terreno, assorbono il calore del sole di giorno e lo rilasciano gradualmente al terreno e all’esterno di notte.
Questo processo regola e riduce il gradiente termico tra giorno e notte, proteggendo le colture dagli stress climatici e supportando i sistemi di coltivazione, come i vigneti, che spesso si trovano sui versanti terrazzati.
Infine, le fessure e gli interstizi tra le pietre contribuiscono direttamente alla biodiversità.
Essi offrono un habitat vitale e sicuro a diverse specie di microflora e microfauna, la cui presenza è essenziale per la salute del suolo e la stabilità dell’ecosistema agricolo.
Per tutte queste ragioni, la tutela e la manutenzione di questi sistemi tradizionali (che implicano la rigorosa non ammissione di malte cementizie o leganti che ne annullerebbero la permeabilità e flessibilità) non sono solo azioni di conservazione paesaggistica, ma costituiscono un imperativo agroecologico.
I terrazzamenti rappresentano un patrimonio di sostenibilità e una lezione di come l’intervento umano, basato sulla conoscenza profonda dell’ambiente, possa integrarsi perfettamente con i cicli naturali.
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Riferimenti Bibliografici e Web
D. MURTAS, Pietra su pietra, Savona, Pentagora, 2015
F. PRINETTI, Muretti a secco: mica son tutti uguali (24 febbraio 2014), pubblicato sul sito ANDAR PER SASSI e consultabile al seguente link




