La coltivazione dei legumi in Calabria: una concreta applicazione dei principi della Laudato Si’

La coltivazione dei legumi in Calabria rappresenta una sintesi particolarmente efficace tra sostenibilità agronomica, tutela della biodiversità, redditività aziendale e valorizzazione delle identità rurali locali.

In questo senso, i legumi non sono soltanto una coltura tradizionale, ma un esempio concreto di agricoltura coerente con i principi dell’ecologia integrale richiamati nell’enciclica Laudato Si’, dove ambiente, economia, cultura e giustizia sociale vengono considerati come dimensioni inseparabili.

Il significato strategico dei legumi in Calabria

Nel contesto agricolo calabrese, i legumi assumono un ruolo strategico sia per le caratteristiche pedoclimatiche del territorio sia per il valore storico delle varietà locali.

La presenza di ecotipi tradizionali di fagiolo, cece e lenticchia testimonia una lunga relazione tra comunità rurali, selezione contadina e adattamento agli ambienti interni, collinari e montani della regione.

L’interesse per queste colture non riguarda soltanto il recupero della tradizione, ma anche la possibilità di costruire sistemi agricoli meno dipendenti da input esterni, più resilienti ai cambiamenti ambientali e maggiormente capaci di generare valore economico sul territorio.

Proprio per questo ARSAC (Agenzia Regionale per lo Sviluppo dell’Agricoltura Calabrese) ha presentato la coltivazione dei legumi come una concreta applicazione dei principi della Laudato Si’ e come uno strumento di valorizzazione della biodiversità agricola regionale.

I vantaggi agronomici

Dal punto di vista tecnico, i legumi offrono vantaggi agronomici di grande rilievo.

Grazie alla simbiosi con batteri azotofissatori, queste colture contribuiscono all’arricchimento naturale del terreno e riducono il fabbisogno di fertilizzanti di sintesi, migliorando la fertilità del suolo nel medio periodo.

Inseriti in corrette rotazioni colturali, i legumi favoriscono l’interruzione dei cicli di parassiti e patogeni, migliorano la struttura fisica del terreno e aumentano l’equilibrio complessivo del sistema colturale.

La loro presenza risulta particolarmente rilevante in modelli agroecologici e rigenerativi, nei quali il suolo viene considerato una risorsa viva da conservare e migliorare nel tempo.

Tra le pratiche che rendono i legumi ancora più sostenibili rientrano:

  • le rotazioni ampie con cereali e altre colture;
  • l’impiego di varietà locali adattate;
  • la riduzione delle lavorazioni profonde;
  • il controllo preventivo delle infestanti;
  • la valorizzazione delle filiere corte.

In questa prospettiva, la sostenibilità non dipende solo dalla specie coltivata, ma dall’intero modello di gestione agronomica e territoriale.

Biodiversità e varietà locali

Uno degli aspetti più rilevanti della coltivazione dei legumi riguarda la conservazione della biodiversità agricola.

Le varietà tradizionali locali rappresentano un patrimonio genetico, agronomico e culturale di grande importanza, perché custodiscono caratteri di adattamento, rusticità e identità territoriale che difficilmente possono essere sostituiti da materiali uniformi e standardizzati.

Cece nostrano, lenticchia di Mormanno, fagiolo seccagno bianco, fagiolo poverello bianco irriguo, fagiolo merulla irriguo e i due ecotipi di fagiolo borlotto ceroso riportati nell’analisi economica ARSAC mostrano come la biodiversità dei legumi calabresi abbia anche una rilevante dimensione produttiva ed economica.

La tutela di questi ecotipi non ha quindi soltanto un significato conservativo, ma rappresenta anche una scelta di sviluppo rurale.

Gli aspetti tecnici ed economici della tabella ARSAC

La tabella riportata nell’articolo ARSAC mette a confronto sette ecotipi di legume calabrese attraverso indicatori tecnici ed economici molto chiari:

  • resa media;
  • prezzo medio al produttore;
  • produzione lorda vendibile per ettaro;
  • incidenza dei costi espliciti;
  • reddito lordo per unità di superficie.

Questa impostazione è particolarmente utile perché consente di leggere la sostenibilità non solo in termini ambientali, ma anche in termini di convenienza economica aziendale.

Ecotipo di legume calabreseResa media (q.li/ha)Prezzo medio al produttore (€/kg)PLV/ha (€)Costi espliciti medi (% PLV)Costi espliciti medi (€/ha)Reddito lordo (€/ha)
Fagiolo borlotto ceroso nano irriguo70,001,007.000,00302.100,004.900,00
Fagiolo borlotto ceroso rampicante irriguo80,001,209.600,00353.360,006.240,00
Fagiolo merulla irriguo15,0010,0015.000,00406.000,009.000,00
Cece nostrano8,004,003.200,0010320,002.880,00
Fagiolo seccagno bianco7,005,003.500,0020700,002.800,00
Lenticchia di Mormanno5,0014,007.000,00251.750,005.250,00
Fagiolo poverello bianco irriguo13,0010,0013.000,00405.200,008.000,00

La lettura dei dati evidenzia che i migliori risultati economici sono associati agli ecotipi capaci di combinare un prezzo di vendita elevato con una buona valorizzazione commerciale della produzione.

Il fagiolo merulla irriguo registra la PLV più elevata, pari a 15.000 euro per ettaro, e anche il più alto reddito lordo, pari a 9.000 euro per ettaro, pur con un’incidenza dei costi espliciti del 40%.

Anche il fagiolo poverello bianco irriguo presenta indicatori molto interessanti, con una PLV di 13.000 euro per ettaro e un reddito lordo di 8.000 euro per ettaro.

Il fagiolo borlotto ceroso rampicante irriguo, grazie alla resa più alta della tabella pari a 80 q.li/ha, raggiunge un reddito lordo di 6.240 euro per ettaro, confermando la competitività dei materiali irrigui ad alta produttività.

Sul versante opposto, cece nostrano e fagiolo seccagno bianco mostrano rese e PLV più contenute, ma anche costi espliciti inferiori, rispettivamente pari al 10% e al 20% della PLV.

Questo dato suggerisce che gli ecotipi più rustici e meno intensivi possono svolgere un ruolo importante nei sistemi agricoli marginali o a basso input, dove la sostenibilità deriva dall’equilibrio tra adattamento, costi contenuti e valore territoriale del prodotto.

La lenticchia di Mormanno occupa una posizione particolarmente interessante, perché a fronte di una resa di 5 q.li/ha raggiunge una PLV di 7.000 euro per ettaro e un reddito lordo di 5.250 euro per ettaro, grazie a un prezzo medio di 14 euro/kg, il più elevato della tabella.

Questo conferma che, nelle produzioni identitarie, il valore economico dipende spesso più dal posizionamento qualitativo e commerciale che dal solo volume produttivo.

Una lettura agroecologica della tabella

Dal punto di vista agroecologico, la tabella ARSAC consente di formulare una considerazione importante: la sostenibilità dei legumi non può essere valutata esclusivamente sulla base della resa unitaria.

Occorre considerare insieme la capacità di migliorare la fertilità del suolo, la riduzione degli input chimici, l’adattamento al contesto pedoclimatico, la conservazione della biodiversità e la possibilità di ottenere un adeguato reddito agricolo.

In questa prospettiva, i legumi calabresi rappresentano un esempio concreto di ecologia integrale applicata all’agricoltura.

Essi generano benefici ambientali, perché migliorano il suolo e sostengono sistemi produttivi più sobri; benefici economici, perché in diversi casi assicurano redditi lordi interessanti e benefici culturali, perché mantengono vive varietà locali, pratiche contadine e identità territoriali.

Coerenza con la Laudato Si’

L’enciclica Laudato Si’ invita a superare una visione frammentata delle questioni ambientali e produttive, riconoscendo il legame stretto tra degrado ecologico, fragilità sociale ed economia.

In questo quadro, la coltivazione dei legumi in Calabria si presenta come una pratica coerente con i principi dell’ecologia integrale, perché unisce cura del suolo, attenzione alla biodiversità, valorizzazione del lavoro agricolo e promozione di filiere territoriali più eque.

Il messaggio che emerge dall’analisi ARSAC è quindi di particolare interesse anche per la formazione agricola.

I legumi non sono semplicemente una coltura “minore”, ma una leva tecnica, economica e culturale per costruire sistemi agricoli rigenerativi, resilienti e radicati nei territori.

Conclusione

La coltivazione dei legumi in Calabria costituisce una concreta opportunità di sviluppo agroecologico e rurale.

I dati tecnici ed economici mostrano che questi ecotipi possono coniugare redditività, adattamento ai contesti locali, tutela della biodiversità e rigenerazione del suolo, offrendo un modello agricolo coerente con i principi della Laudato Si’ e con le prospettive di una agricoltura realmente sostenibile.

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